Città resilienti: sfida alimentare e agricola

Conferenza

Conferenza “città resilienti”

La questione della sostenibilità all’interno delle aree urbane rappresenta un problema sempre più reale e di estrema attualità. Basti pensare che il 53% della popolazione mondiale vive in città e il numero è in costante crescita[1]. Va da sé che la sfida di questo secolo sarà proprio riuscire a garantire l’accesso a cibo sufficiente per delle città sempre più popolose. L’obiettivo dell’Expo 2015 sarà anche provare a fornire delle risposte concrete a queste domande.

Il convegno a cui ho assistito martedì 20 gennaio, organizzato da Roma capitale, dal titolo “Agricoltura e cibo per le città resilienti”, ha illustrato l’importanza dell’agricoltura e del cibo come parti integranti del contesto urbano, sottolineando la stretta relazione tra lo sviluppo sostenibile e la resilienza, ossia la capacità di rispondere agli shock in maniera innovativa e sostenibile. Sono state anche presentate le diverse esperienze di alcune grandi città italiane, che aprono la strada verso sistemi più resilienti.  Un importante esempio, in questo senso,  è il progetto “Nutrire Milano”. La sua finalità è “progettare un sistema di servizi e infrastrutture volto a definire le caratteristiche territoriali dell’area metropolitana milanese in modo da creare una filiera agroalimentare efficiente ed efficace, in uno scenario sostenibile e innovativo” (www.nutriremilano.it).

Si assiste sempre di più ad un’intersecazione dell’area urbana con quella rurale ed è in tale contesto che agricoltura e cibo devono essere ripensati per poter divenire punti di riferimento su cui realizzare una politica sulla salute soprattutto nelle città.

Ma vediamo di capirci un po’ di più sul concetto di resilienza!

Laura

Verso sistemi socio-ecologici resilienti

La conferenza è cominciata con la presentazione di alcuni risultati relativi all’attività di ricerca che il professor Marino, dell’Università del Molise, sta portando avanti riguardo al tema delle città resilienti.

Ma cos’è la resilienza? Essa è definita come “la capacità di un sistema di assorbire shock esterni, resistendo alle pressioni che tendono ad alterarne l’equilibrio” (Folke et al. 1997, Georgescu Roegen, 2006).

Nell’ambito socio-ecologico, la resilienza diventa la capacità di un sistema, come una città, di modificarsi in reazione ad un disturbo di vario genere e natura, che abbia prodotto una perturbazione.[2]

Come afferma Davide Marino, a partire da questa affermazione, possiamo vedere come “lo sviluppo sostenibile passi proprio attraverso il miglioramento di questa capacità di reazione dei sistemi territoriali agli shock e attraverso il contenimento di azioni e interventi di sviluppo che possono compromettere tali capacità”. Nei sistemi resilienti, dunque, il cambiamento ha la potenzialità di creare opportunità e sviluppo[3].

Conferenza

Conferenza “Agricoltura e cibo per le città resilienti”

E’ in questo ambito che l’agricoltura viene vista come parte integrante del contesto urbano. Gli agro ecosistemi e la produzione agricola svolgono un ruolo importante nello sviluppo dei sistemi urbani e devono essere presi in considerazione per dar luogo a progetti e azioni collettive in grado di generare processi di innovazione. L’agricoltura e il cibo diventano pilastri di un percorso per una città più resiliente, grazie a tutte le relazioni (servizi agrosistemici) che l’agricoltura ha con la città.

Ma come fare dunque per conciliare lo sviluppo economico con la salvaguardia delle risorse? Cosa fare per dar vita a dei sistemi socio-ecologici resilienti? Creare una politica di food planning, ad esempio, significa dar luogo ad una gestione efficiente delle risorse, significa contribuire alla salvaguardia della biodiversità e alla tutela del paesaggio[4].

Esperienze di città resilienti a confronto

Dopo una breve introduzione sulle città resilienti, sono stati presentati i casi di Milano, Torino, Pisa e Palermo, in cui vi sono importanti iniziative per migliorare la resilienza in materia agricola e alimentare. Parlerò di seguito dei primi tre casi.

Un aspetto comune tra tutte queste città è, senza dubbio, la tendenza a ritornare ad un concetto di forte integrazione tra il territorio e la propria realtà.  Numerose sono, infatti, le esperienze di associazioni di cittadini o comunità locali che vogliono riappropriarsi di luoghi urbani da riqualificare per adibirli, ad esempio, ad orti urbani o altra destinazione agricola.

Torino: democrazia alimentare, salute e legame con il territorio

Mi ha molto colpito la relazione di Elena Di Bella, dirigente dello Sviluppo Rurale e Montano della provincia di Torino, la quale ha espresso il concetto di “democrazia alimentare”, anche chiamata food justice.

Secondo Elena Di Bella, infatti, oggi le politiche alimentari in Italia non esistono come insieme coordinato di interventi che mirano alla nutrizione, più che alla produzione,e quindi diretti a rendere accessibile a tutti un cibo sano, pulito e giusto, ovverossia a garantire il cosiddetto food security. Il cibo non è considerato prioritario nelle odierne agende politiche. Ecco perché è assolutamente necessario sviluppare non solo delle politiche agricole, ma anche e soprattutto lavorare alla definizione di politiche alimentari, che siano cioè in grado di affrontare il problema del cibo nelle società occidentali, affrontando anche la questione delle malattie e delle patologie ad esso legate (obesità, diabete, malattie legate agli stili di vita, etc.).  Torino è la quarta città metropolitana d’Italia e la città con più mercati. E’ dunque un bacino territoriale molto importante per le politiche alimentari. Basti pensare anche solo alle mense scolastiche, che rappresentano una grande leva alimentare.

Il Piano del cibo

Il Piano del cibo

Nell’ambito dell’esperienza di Torino città resiliente, Elena Di Bella ha presentato un importante progetto di “Alimentazione eco-responsabile”, ad opera della Regione Piemonte, che ha come obiettivo quello di inserire i prodotti locali nella preparazione dei pasti delle mense scolastiche e di ridurre i rifiuti alimentari.

Pisa: linee guida per orientare le scelte riguardanti il cibo verso una maggiore sostenibilità

E’ stata poi la volta di Francesco Di Iacovo, dell’Università di Pisa, che ha presentato l’attività di ricerca fatta dall’università, che ha prodotto una politica integrata sul cibo e la definizione di una strategia di azione mirata, adottata dal Consiglio provinciale di Pisa nel 2010, come una sorta di Carta del Cibo, in cui sono enunciati i principi relativi ad un “piano del cibo sul territorio”. Questa fornisce indicazioni e linee guida per orientare i soggetti privati e pubblici nelle loro scelte relative al cibo (democrazia alimentare), dando inoltre una definizione di sicurezza alimentare e di dieta sostenibile[5].

Roma metropoli agricola

A differenza di tante altre città nel resto d’Italia, in cui assistiamo ad una diminuzione sempre maggiore di aree agricole a favore dello sviluppo di aree industriali, a Roma, per tradizione, si assiste al fenomeno opposto: vi è un’attenzione all’agricoltura, dal punto di vista economico e sociale, molto importante. Roma infatti è considerata la più grande città agricola d’Europa.

Roma, Parco degli acquedotti

Roma, Parco degli acquedotti

In questo senso, l’agricoltura diventa un driver economico importante per la città. Come affermato dall’assessore Roma Produttiva e Città Metropolitana, Marta Leonori, l’approccio, però, non può essere solo economico, ma deve tener conto dei servizi all’ecologia e all’ambiente per poter garantire un futuro alla città che non può prescindere dal suo passato fortemente agricolo. Nel corso degli ultimi dieci anni le superfici coltivate a Roma sono aumentate di una quota pari al 17%. Le trasformazioni del tessuto produttivo mostrano un incremento del 40% delle aziende agricole presenti nel Comune di Roma, che passano dalle 1.893 censite nel 2000, alle attuali 2.656, di cui il 40% ricade all’interno di Aree Protette. Nel complesso, la superficie urbanizzata è pari al 43%, a fronte del 39% di aree agricole e del 18% ricoperto da aree boschive; il 28% delle superfici coltivate ricade all’interno del Grande Raccordo Anulare[6].

Agricoltura e cibo: parti integranti della città moderna.

Nelle aree urbane, l’agricoltura sviluppa sempre più delle forme innovative di servizi e funzioni, rispondendo a dei bisogni sociali e ambientali in rapida crescita. Nel 2013 si contano in Italia circa 900 gruppi d’acquisto solidali (GAS) e 1360 farmer’s market, con un incremento del 44% rispetto al 2010. Il 26% delle imprese agricole italiane vende direttamente in azienda ciò che produce (Istat, 2011)[7].

Ecco perché il rapporto tra l’agricoltura, il cibo e la città diventa estremamente importante nell’ambito di un percorso indirizzato verso delle realtà urbane più resilienti.

Ghandi citation

Ghandi citation

Come affermato più volte dai vari relatori, in tale contesto si comprende l’urgente necessità di sviluppare un modello di food planning all’interno di un piano di sviluppo agroalimentare sostenibile, che sia in grado di garantire una migliore gestione del territorio, della biodiversità e delle risorse naturali.

Durante la conferenza e, in particolare, attraverso la presentazione delle esperienze di diverse città, si è visto come la società civile sia ovunque molto attiva e sempre più interessata a sistemi più sostenibili. Inoltre, queste esperienze hanno dimostrato come la sostenibilità apporti comunque degli incrementi economici e produttivi, attraverso l’apertura di diversi ambiti che offrono numerose, concrete possibilità di lavoro.

Ciò che manca e che ostacola lo sviluppo di un modello di città resiliente sono delle vere e proprie politiche che tengano conto di questo stretto rapporto tra l’agricoltura, il cibo e il contesto urbano. E’ stata ribadita dunque la necessità di sensibilizzare le amministrazioni pubbliche e i governi verso dei sistemi socio-ecologici più resilienti, al fine di dar vita a delle vere e proprie politiche alimentari, oltre che agricole, in modo non solo da poter garantire una maggiore sicurezza alimentare, ma anche assicurare la salvaguardia del nostro territorio e delle risorse in esso contenute.

E questo, ormai lo sappiamo, è possibile solo attraverso uno sfruttamento completamente sostenibile e rispettoso di queste nostre risorse!


[2] D. Marino, A. Cavallo,  Agricoltura, Cibo e Città, Verso Sistemi Socio-ecologici Resilienti. CURSA, 2014. http://www.cursa.it/allegati/CURSA_pasSaggi_agricoltura_cibo_citta.pdf

[3] Ibidem.

[4] Ibidem, pag.4.

[5] Di Iacovo, Le strategie Urbane, il Piano del Cibo, 2013, AgriregioniEuropa. http://agriregionieuropa.univpm.it/content/article/31/32/le-strategie-urbane-il-piano-del-cibo

[6] Ibidem, pag. 43.

[7] Ibidem, pag. 14.

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