L’Italia e l’Expo 2015

L’Italia, il Paese dell’alimentazione sostenibile?

Un primato tutto italiano

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  Qual è uno dei momenti più attesi nella giornata di un qualsiasi italiano? Sicuramente il pasto. Il   sedersi comodamente a tavola e gustare un buon piatto appena preparato è prerogativa di ogni     italiano.

  L’enorme ricchezza e le innumerevoli diversità regionali rendono la tradizione alimentare        locale, un aspetto integrante della cultura di questo Paese, nonché un orgoglio di qualsiasi    italiano.

Vi è mai capitato di sedervi a tavola con un gruppo di italiani provenienti da regioni differenti? Ebbene, almeno l’80% del tempo sarà dedicato a descrivere e sciorinare le prelibatezze culinarie della propria regione d’origine, ognuno rivendicando il primato del piatto più genuino e gustoso.

Il nostro Paese può ben vantare un primato eccezionale che, purtroppo, sovente, noi italiani sottovalutiamo, forse perché rappresenta un elemento insito nella nostra cultura e, in quanto tale, “scontato”. Tale primato è la buona cucina. E per fortuna ci sono frotte di forestieri pronti a ricordarci quale immensa ricchezza possediamo!

Qualsiasi italiano è stato abituato a saper riconoscere e apprezzare la vera cucina, quella genuina, che è prodotta nel proprio ambito locale, addirittura molto spesso in casa propria. L’italiano medio possiede un proprio orto nel retro di casa sua, o addirittura sul balcone, dove non possono mancare per lo meno, le piante aromatiche, necessarie per dare ad ogni piatto quel tocco in più.

In ogni piazza di ogni comune italiano è presente il mercato, un luogo dove i contadini delle aziende agricole limitrofe, più o meno grandi, si incontrano per offrire ai propri clienti prodotti di qualità, freschi e naturali. Difficilmente un cittadino italiano acquisterà frutta e verdura al supermercato, quando sa di poter usufruire di un mercato “rionale”.

Ecco perché l’Italia è l’ospite ideale per un’esposizione che ha per oggetto l’alimentazione.

Il cibo: frutto della cultura di un popolo

  La cultura alimentare italiana deriva da una tradizione agricola fortemente radicata in questo  Paese, anche favorita da un clima mite e un terreno molto fertile che rende possibile la      produzione di numerose varietà di frutta e verdura. La biodiversità alimentare, infatti, è una    delle maggiori ricchezze del nostro Paese e, come tale, va preservata e valorizzata.

  Come affermato dalla Presidente della Camera, Laura Boldrini, l’Italia è uno straordinario  esempio di come il cibo sia frutto della cultura di un popolo, diretta espressione della sua    società, della tradizione e della mentalità di tale popolo. In nessun altro Paese, come in Italia, il  legame tra cultura e tradizione culinaria è così forte.

E’ presente tra gli italiani una sensibilità e un’attenzione alla qualità di ciò che si mangia, molto più sviluppata che in altri Paesi. L’attaccamento alla dieta mediterranea, la propensione a rifornirsi di prodotti biologici e l’attenzione a comprare prodotti freschi e a chilometro zero, sono fenomeni sempre più diffusi, che esprimono un nuovo approccio all’alimentazione e una tendenza a difendere le ricchezze agroalimentari.

Proprio in quest’ottica si inserisce l’operato di Slow Food, un’associazione internazionale eco-gastronomica, fondata nel 1989 e presente attivamente in ben nove Paesi. Slow Food nasce con l’intento di contrastare la cultura del fast food e della fast life, prevenendo la scomparsa delle tradizioni gastronomiche locali e difendendo un sano interesse per il cibo, per la sua provenienza, il suo sapore e per le conseguenze delle nostre scelte alimentari sul resto del mondo. Slow Food
è diventato una vera e propria filosofia, una scelta di vita responsabile per chiunque voglia  riprendere il contatto con il territorio e con la propria cultura.

Ecco perché l’Italia ha scelto questo tema, che le attribuisce un ruolo di primo piano nella promozione di un’agricoltura e di un’alimentazione sostenibili.

Per l’Italia, poter accogliere l’esposizione su un tema ad essa così caro, è sì un privilegio, ma anche un’occasione per poter confermare e ribadire la propria posizione di favore verso un’agricoltura sostenibile e a difesa dell’ambiente e, pertanto, a tutela della qualità dei prodotti alimentari.  

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 L’Italia gode di una forte identità culinaria. Il cibo è la nostra identità. Ecco perché gli italiani ci  tengono alla buona cucina, si informano costantemente su dove provengono gli alimenti che    mangiano, come vengono prodotti ed ecco perché, nel nostro Paese, esperienze culinarie molto  diverse da quella che è la nostra cultura e tradizione, come ad esempio i fast food, non hanno  molto seguito[1].

Una “mentalità Eco compatibile »

Un dato interessante da sapere è che la produzione agroalimentare italiana vale 130 miliardi di euro l’anno, rappresentando così il secondo pilastro dopo il manifatturiero[2]

I prodotti alimentari italiani sono sempre più apprezzati e richiesti all’estero, basti contare la crescita costante di esportazioni di vino, olio, pasta e molto altro ancora. L’Italia, inoltre, si conferma primo Paese per numero di riconoscimenti Dop, Igp e Stg conferiti dall’Unione Europea (Ue)[3]

  Il nostro Paese occupa a livello mondiale il settimo posto, dopo Australia, Argentina, USA,    Brasile, Spagna e Cina, per superficie destinata al biologico con oltre 1 milione di ettari, e il    secondo posto a livello europeo, dopo la Spagna. L’Italia è anche al primo posto in Europa  per numero di operatori biologici. Il nostro Paese è il primo produttore al mondo di  ortaggi biologici (con una superficie di 23.407 ettari, otto volte quella spagnola), cereali (con    circa 184.111 ettari), agrumi (21.940 ettari), vite (con 52.812 ettari, il triplo della Francia) olive  (oltre 141.568 ettari). I consumi, inoltre, segnano un aumento del 6,1% nel primo  semestre del 2012, in netta controtendenza con il calo del 3% dei consumi alimentari nello stesso periodo.  Tra i prodotti bio più consumati troviamo la frutta e la verdura fresca, seguite da miele e marmellate, uova, yogurt, olio extravergine d’oliva, formaggi, succhi di frutta, biscotti e carne[4].

Le innumerevoli e sempre crescenti esperienze di imprenditorialità agroalimentare connesse al turismo nel nostro Paese, come gli agriturismi, sono lo specchio della cultura italiana che dimostra come l’ economia, in questo caso quella agroalimentare, possa essere veramente sostenibile e possa sviluppare una mentalità ecocompatibile a partire da ciò che mangiamo e da ciò che produciamo.

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  Il legame con il territorio in Italia è fortemente marcato da un legame con la terra intesa come    fornitrice di prodotti agricoli e alimentari. Quest’aspetto deriva da una lunga tradizione agricola  nel nostro Paese, che da nord a sud ha da sempre rappresentato il motore dell’economia italiana  nelle diverse epoche. Questo trait d’union è visibile nella mentalità fortemente radicata nei  nostri nonni che, in qualsiasi parte d’Italia, ci hanno inculcato quell’amore e quell’attenzione al  cibo genuino e prodotto “in casa”.

E allora, chi meglio dell’Italia, che considera il cibo naturale parte della propria vita quotidiana, può ospitare un tema così importante e attuale come la sostenibilità alimentare, che rappresenta la necessità di difendere la propria tradizione gastronomica ridando valore e sostegno alla terra affinché possa continuare anche in futuro a rifornirci con i suoi frutti?

 


[1] Nel 2012, c’erano 450 Mc Donalds in Italia, contro i 1 200 della Francia (Fonte: Mc Donald).

[2] Presidente della CIA (Confederazione italiana agricoltori), Giuseppe Politi, in occasione del lancio della campagna per l’Expo 2015.

[3] Dati ISTAT.

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